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Senza alternativa, lo stillicidio mediatico quotidiano sul referendum per la riforma della giustizia, si sofferma sull’iter della raccolta in Parlamento delle firme in necessarie per indire la consultazione. A promuoverl…

04 novembre 2025· 1 min

Senza alternativa, lo stillicidio mediatico quotidiano sul referendum per la riforma della giustizia, si sofferma sull’iter della raccolta in Parlamento delle firme in necessarie per indire la consultazione.

A promuoverla sono sia le forze di maggioranza che quelle di opposizione: alla Camera, la richiesta di referendum deve essere firmata da un quinto dei 400 deputati e quindi da circa 80 deputati. Al Senato la richiesta deve essere sottoscritta da un quinto dei 200 senatori, ovvero circa 40 firme. Numeri già ampiamente superati se non raddoppiati.

Il Segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha già annunciato l’intenzione di istituire propri comitati per il Sì. Più cauta invece la posizione di Lega e Fratelli d’Italia. “Valuteremo”, fanno sapere fonti parlamentari di Via della Scrofa, dove l’orientamento prevalente sembra essere quello di non legare direttamente il simbolo del partito alla nascita dei comitati. L’obiettivo è mantenere distinto il destino politico del governo Meloni dall’esito della consultazione, che la coalizione di centrodestra punta comunque a mantenere ancorata ai contenuti della riforma sottoposta al giudizio popolare.

Dall’uno all’altro fronte si registrano scelte in controtendenza, come quella di Antonio Di Pietro che vota Si e l’ex Ministro andreottiano Cirino Pomicino che sceglie invece il No.

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27 maggio 2026
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